LE FOTOGRAFIE DI MATRIMONIO DA NON FARE
FORSE
NON SONO QUELLE CHE PENSI
Quali sono le fotografie di matrimonio che un fotografo non dovrebbe fare?
La risposta, apparentemente, sembra semplice. Fotografie troppo invadenti, momenti imbarazzanti, situazioni private, immagini che possono mettere qualcuno a disagio. Ma c'è un'altra categoria di fotografie sulla quale vale la pena riflettere: quelle che raccontano qualcosa di imprevisto. Un invitato che si commuove. Un bambino che piange. Una persona che ha un momento di difficoltà. Un piccolo contrattempo. Una situazione che interrompe, anche solo per qualche minuto, la perfezione con cui è stato organizzato un matrimonio. Sono fotografie che possono mettere il fotografo davanti a una domanda importante:
Devo davvero fotografare questo momento?
Per me, la risposta dipende da una cosa: dal modo in cui lo si fa. Perché la fotografia di matrimonio non dovrebbe raccontare soltanto ciò che era stato programmato. Dovrebbe raccontare ciò che è realmente accaduto.
UN MATRIMONIO NON È FATTO SOLTANTO DI MOMENTI PERFETTI
Un matrimonio viene preparato per mesi. Si scelgono la chiesa, la location, i fiori, gli abiti, la musica, gli invitati. Ogni dettaglio viene pensato con attenzione affinché quel giorno sia esattamente come lo si è immaginato. Poi arriva il matrimonio. E la realtà prende il sopravvento. Ci sono risate, lacrime, abbracci, emozioni improvvise, persone che si incontrano dopo anni e piccoli episodi che nessuno aveva previsto. È proprio in questi momenti che, secondo me, il lavoro del fotografo diventa davvero interessante. Un fotografo di matrimonio non dovrebbe limitarsi a cercare immagini belle. Dovrebbe essere capace di osservare. Perché mentre gli sposi vivono la loro giornata, non possono vedere tutto ciò che accade intorno a loro. Non possono sapere chi si sta commuovendo in fondo alla chiesa, quale invitato sta sorridendo guardandoli, quale abbraccio è appena avvenuto alle loro spalle. Il fotografo è lì anche per questo. Per essere, quando serve, gli occhi degli sposi.
QUANDO UN IMPREVISTO DIVENTA PARTE DELLA STORIA
Durante un matrimonio che ho fotografato è accaduto qualcosa di imprevisto. Durante la cerimonia in chiesa, una signora ha avuto un mancamento a causa del caldo. Il mio primo pensiero è stato naturalmente quello di prestare aiuto. Ma intorno a lei c'erano già diverse persone che si stavano occupando della situazione. A quel punto ho continuato a fotografare. Non perché volessi trasformare un momento delicato in una fotografia spettacolare. Non perché cercassi una situazione drammatica da inserire nel reportage. E nemmeno perché quel momento fosse più importante del matrimonio. Ho continuato a fotografare perché stava accadendo qualcosa che faceva parte di quella giornata. E il mio compito, in quel momento, era continuare a raccontare. Con discrezione senza avvicinarmi inutilmente, senza essere invadente, senza spettacolarizzare, semplicemente osservando. Perché fotografare un momento delicato con rispetto è molto diverso dal cercare deliberatamente una situazione difficile per ottenere una fotografia che colpisca. Sono due atteggiamenti completamente diversi.
LA REAZIONE DEGLI SPOSI MI HA FATTO RIFLETTERE
La cosa che mi ha colpito maggiormente, in questa storia, è stata la reazione degli sposi. Quando hanno visto le fotografie, hanno compreso perfettamente perché avessi continuato a fotografare in quel momento. E non solo. Hanno apprezzato quella scelta. Mi hanno scritto:
“Daniele, siamo a dir poco entusiasti delle foto che hai realizzato per il nostro matrimonio. Hai saputo raccontare la nostra giornata in modo spontaneo e autentico, catturando ogni emozione, dai momenti più belli e divertenti a quelli più inaspettati.”
Ma la parte che mi ha fatto riflettere maggiormente è stata questa:
“Ci ha colpito in particolare la tua sensibilità nel riuscire a essere presente anche nei momenti più delicati, come quando in chiesa nostra zia non si è sentita bene.”
E ancora:
“Per fortuna è andato tutto per il meglio, ma tu hai saputo gestire anche quella situazione con discrezione e grande rispetto, senza mai essere invadente e, anzi, dando valore a ogni gesto e creando ricordi preziosi.”
Credo che queste parole racchiudano molto bene il significato che attribuisco alla fotografia di matrimonio.
Dare valore a ciò che accade non significa considerare tutto ugualmente importante. Significa essere abbastanza attenti da non decidere troppo velocemente cosa, per gli altri, potrebbe diventare.
FOTOGRAFARE NON SIGNIFICA FOTOGRAFARE QUALSIASI COSA
Questo è un aspetto fondamentale del reportage di matrimonio. Essere un fotografo di matrimoni non significa avere la macchina fotografica sempre puntata su qualsiasi cosa accada. Al contrario, significa avere la sensibilità necessaria per capire quando fotografare e quando abbassare la macchina fotografica. La fotografia viene dopo la persona. Il rispetto viene prima dell'immagine. La privacy viene prima del portfolio. E questa distinzione diventa ancora più importante quando si verificano situazioni delicate. Non tutto ciò che viene fotografato deve necessariamente essere pubblicato. Una fotografia può avere un enorme valore per gli sposi e, allo stesso tempo, non essere adatta a essere mostrata sul sito del fotografo o sui social network. Per questo il reportage richiede non soltanto tecnica fotografica, ma anche esperienza, discrezione e capacità di giudizio.
UNA FOTOGRAFIA NON DEVE ESSERE SOLTANTO BELLA
Quando si sceglie un fotografo di matrimonio, è naturale cercare fotografie belle. La luce, la composizione, i colori, la spontaneità, i ritratti degli sposi: tutto questo conta. Ma una fotografia di matrimonio può avere un valore molto più grande della sua bellezza estetica. Può conservare una persona. Un'espressione. Un gesto. Un momento che avevamo dimenticato. Tra vent'anni, forse, non guarderemo un album chiedendoci quali fossero le fotografie tecnicamente più perfette. Cercheremo le persone. I nostri genitori. I nonni. Gli amici. Le persone che erano lì quel giorno e che magari, nel frattempo, non ci sono più. Cercheremo ciò che non ricordavamo. Ed è proprio allora che una fotografia apparentemente secondaria può diventare una delle più importanti.
Perché la fotografia di matrimonio è prima di tutto memoria.
IL FOTOGRAFO NON DEVE DECIDERE COSA RICORDARE AL POSTO DEGLI SPOSI
Gli sposi vivono il matrimonio da protagonisti.
Per questo vedono moltissimo, ma inevitabilmente perdono altrettanto. Non possono essere contemporaneamente in chiesa e fuori dalla chiesa. Non possono vedere cosa accade tra gli invitati mentre fanno le fotografie di coppia. Non possono sapere cosa succede durante un momento in cui sono impegnati altrove. Il fotografo, invece, può osservare tutto questo. Ecco perché considero il reportage di matrimonio una forma di responsabilità. Il mio compito non è soltanto creare fotografie che gli sposi siano felici di pubblicare.
È anche conservare per loro ciò che non hanno potuto vedere.
Una fotografia può dire: “Questo è successo mentre tu eri dall'altra parte.” E forse, tra molti anni, quella fotografia sarà proprio quella che permetterà loro di ricostruire una parte della giornata che avevano completamente dimenticato.
LE FOTOGRAFIE DI MATRIMONIO DA NON FARE SONO FORSE QUELLE CHE NON ABBIAMO AVUTO IL CORAGGIO DI FARE
E allora torno alla domanda iniziale.
Quali sono le fotografie di matrimonio da non fare? Forse non sono necessariamente quelle che raccontano un momento imprevisto. Forse sono quelle che avremmo potuto fotografare e abbiamo scelto di non fotografare soltanto perché non rientravano nell'idea di matrimonio perfetto che avevamo in mente Una fotografia di matrimonio non dovrebbe essere una raccolta di momenti costruiti per apparire perfetti. Dovrebbe essere il racconto di una giornata vera. Una giornata fatta di persone, emozioni, incontri, risate, lacrime e imprevisti. Una giornata che, esattamente come per tutte le altre che viviamo, non tornerà mai più. Ed è proprio per questo che credo sia importante non cancellare dalla memoria ciò che non avevamo programmato.
RIGUARDARE LE FOTOGRAFIE SIGNIFICA RIVIVERE QUEL GIORNO
Gli sposi, alla fine della loro testimonianza, mi hanno scritto una frase che considero forse il complimento più bello che un fotografo di matrimonio possa ricevere:
“Riguardare le tue foto è stato come rivivere quel giorno, con tutte le emozioni che ci ha regalato.”
Con tutte le emozioni.
Non soltanto quelle belle. Non soltanto quelle previste. Tutte.
È esattamente questo ciò che cerco quando fotografo un matrimonio. Non voglio costruire una versione idealizzata della giornata. Voglio raccontare quello che è stato. Con rispetto. Con discrezione. Con attenzione. Perché il giorno del matrimonio passa velocemente, ma le fotografie rimangono. E quando saranno trascorsi dieci, venti o trent'anni, ciò che renderà prezioso un album non sarà il fatto che ogni fotografia sia stata perfetta. Sarà il fatto che quelle fotografie saranno vere.
LA VERA FOTOGRAFIA DI MATRIMONIO RACCONTA LA REALTÀ
Credo che, alla fine, il compito di un fotografo di matrimonio possa essere racchiuso in una frase:
Non fotografare soltanto come gli sposi volevano che fosse il loro matrimonio, ma fotografare come è stato davvero.
Questo significa avere la pazienza di osservare. Il coraggio di fotografare ciò che accade. La sensibilità di sapere quando fermarsi e il rispetto necessario per comprendere che dietro ogni fotografia ci sono persone, emozioni e storie fatti di piccoli gesti, imprevisti di Vita. Perché un matrimonio è troppo importante per essere raccontato soltanto attraverso le fotografie perfette.
E la fotografia, quando è davvero fotografia di matrimonio, dovrebbe avere il coraggio di raccontarla tutta. Anche quando la realtà non segue il programma.
Soprattutto quando non lo segue.